philosophy science methodology books

La filosofia pragmatista della scienza e i suoi limiti metodologici

Quando la storia non basta: una critica alla filosofia pragmatista della scienza

Nel vasto territorio della filosofia della scienza contemporanea, il pragmatismo occupa una posizione di rilievo: si propone di identificare problemi reali all’interno della pratica scientifica e di avanzare soluzioni concrete, spesso attingendo alla storia della scienza come serbatoio privilegiato di esempi e argomentazioni. Eppure, proprio questa impostazione metodologica è oggi al centro di una critica serrata. Un saggio di Chris Mitsch, pubblicato nel 2026 sull’European Journal for Philosophy of Science con accesso aperto, mette in discussione le fondamenta stesse di questo approccio, sostenendo che la filosofia pragmatista della scienza sia strutturalmente mal attrezzata per formulare problemi trattabili e, a maggior ragione, per proporre soluzioni efficaci.

Il problema delle alternative non concepite

Il cuore argomentativo del saggio ruota attorno a un caso specifico, scelto come banco di prova emblematico: il cosiddetto problema delle alternative non concepite, elaborato dal filosofo Stanford. L’argomento di Stanford sostiene, in sintesi, che nella storia della scienza gli scienziati hanno ripetutamente mancato di concepire teorie alternative valide rispetto a quelle dominanti in un dato momento. Questo schema ricorrente — rilevato storicamente — costituirebbe una ragione di scetticismo nei confronti della capacità della scienza di cogliere la verità profonda della realtà.

Ora, se si accetta che questo sia un problema genuino, sembra quasi naturale cercare rifugio in una posizione filosofica come lo strumentalismo scientifico: l’idea, cioè, che le teorie scientifiche non debbano essere valutate in termini di verità o falsità rispetto al mondo, ma come strumenti più o meno efficaci per organizzare l’esperienza e fare previsioni. Se non possiamo fidarci della nostra capacità di concepire tutte le alternative rilevanti, forse è più saggio rinunciare a pretese di verità e accontentarsi dell’efficacia pratica.

Eppure, è precisamente qui che Mitsch individua la frattura logica centrale del suo saggio.

Una soluzione che non segue dal problema

L’argomento di Stanford per il problema delle alternative non concepite — osserva Mitsch — non riesce a sostenere anche lo strumentalismo come soluzione, benché quest’ultimo sembri una risposta naturale, se parziale.

In altre parole, il fatto che la storia della scienza mostri una tendenza sistematica a trascurare alternative teoriche non implica, sul piano logico, che adottare uno strumentalismo sia la risposta giusta. Il passaggio dall’evidenza storica alla soluzione filosofica non è garantito: c’è un salto inferenziale che la metodologia pragmatista, nella sua forma abituale, non riesce a colmare adeguatamente. Il problema e la soluzione appartengono a piani argomentativi distinti, e la storia — per quanto ricca e suggestiva — non è da sola in grado di fare da ponte tra i due.

Questo caso specifico diventa, nell’economia del saggio, uno strumento di diagnosi più generale: serve a illustrare una debolezza strutturale della filosofia pragmatista della scienza quando si affida principalmente alla storia come fonte di sostegno. Non si tratta di un difetto occasionale, legato a una singola argomentazione mal costruita, ma di un limite metodologico più profondo.

Chiarire gli obiettivi, scegliere le inferenze giuste

La critica di Mitsch non si ferma alla demolizione. Il saggio formula anche un’indicazione propositiva: i filosofi che abbiano autentiche ambizioni pragmatiste devono innanzitutto articolare con precisione i propri obiettivi e sostenere le proprie tesi attraverso strategie inferenziali appropriate al tipo di affermazione che intendono difendere. Non basta rilevare pattern storici e poi avanzare proposte filosofiche: occorre rendere esplicito il tipo di ragionamento che lega le due cose, verificarne la tenuta logica, e riconoscere quando l’evidenza disponibile non è sufficiente a supportare la conclusione desiderata.

La proposta conclusiva è, in questo senso, tanto sobria quanto impegnativa: chi voglia fare filosofia pragmatista della scienza con serietà dovrebbe dotarsi di metodi e conoscenze provenienti da discipline alleate. Quali discipline? Il saggio non le enumera in dettaglio, ma l’indicazione di fondo è chiara: la filosofia non può bastare a se stessa quando si tratta di formulare e risolvere problemi che riguardano la pratica scientifica reale. L’interdisciplinarità non è un orpello, ma una necessità metodologica.

Un contributo di analisi critica

È importante chiarire la natura di questo lavoro: si tratta di un’analisi critica, non di una ricerca empirica o di uno studio storico in senso stretto. Mitsch non propone nuovi dati storici né conduce ricerche d’archivio; costruisce piuttosto un argomento filosofico che usa il caso Stanford come lente diagnostica per esaminare le debolezze interne a un’intera tradizione metodologica. I limiti del saggio sono, in parte, quelli impliciti in questo tipo di approccio: la generalità della critica dipende dalla rappresentatività del caso scelto, e il lettore è chiamato a valutare fino a che punto l’esempio di Stanford possa davvero illuminare la filosofia pragmatista nel suo complesso.

Ciò che rimane, in ogni caso, è una sfida intellettuale precisa e difficilmente eludibile: fare filosofia della scienza con rigore significa sapere non solo cosa si vuole dimostrare, ma anche come si intende dimostrarlo — e riconoscere onestamente quando i propri strumenti non sono all’altezza del compito.

Finanziamento della ricerca

I metadati della pubblicazione non riportano alcun finanziatore per questa ricerca. Ciò non significa che lo studio sia stato necessariamente condotto senza sostegno finanziario: molte riviste umanistiche e filosofiche non espongono questo dato nelle informazioni bibliografiche, e non è possibile trarre alcuna deduzione in merito.

Fonte

Chris Mitsch (2026). Unconceived alternatives, scientific instrumentalism, and the methodology of pragmatist philosophy of science. European Journal for Philosophy of Science. DOI: 10.1007/s13194-026-00785-2 — accesso aperto

Finanziamento: i metadati della pubblicazione non riportano un finanziatore. L’assenza del dato non implica assenza di finanziamento.

Questo articolo sintetizza uno studio accademico peer-reviewed. Tutti i dati riportati provengono dalla pubblicazione originale, consultabile al DOI indicato.

Foto di Berna su Pexels

#Filosofia #Pensiero #Cultura #ViviGreenArt #ricerca

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *