C’è un momento preciso in cui Isernia smette di essere una città di provincia e diventa un enigma da decifrare: è il 1805, quando durante alcuni lavori di sterro nei pressi dell’attuale centro storico affiorano dal suolo frammenti di bronzo e terracotta che riportano in superficie un culto millenario. Isernia — l’antica Aesernia dei Sanniti, poi municipio romano — custodiva nel sottosuolo la memoria di un santuario dedicato a Saturno, divinità agraria e ctonia che i colonizzatori romani avevano sovrapposto a culti italici ancora più antichi. Ma è un uomo di fine Settecento a trasformare quella memoria in conoscenza: Andrea De Nino, erudito e antiquario molisano, tracciò per primo le coordinate di una città che aveva due facce — quella visibile dei vicoli medioevali e quella invisibile di un passato sannita-romano di straordinaria complessità. Il vero cuore di questa storia è oggi il Museo Nazionale del Molise, ospitato nel complesso di Santa Maria delle Monache nel cuore di Isernia, dove sono conservati i reperti della cosiddetta Venere di Isernia — in realtà una statuetta femminile paleolitica risalente a circa 600.000 anni fa, ritrovata nel 1978 nella vicina località La Pineta di Isernia: uno dei più antichi manufatti antropici d’Europa. Ma accanto a lei, spesso trascurati dal grande pubblico, riposano i bronzetti votivi del periodo sannita, le iscrizioni in osco — la lingua dei popoli italici preromani — e i frammenti architettonici del tempio forense, che testimoniano come Aesernia fosse uno snodo cruciale nella rete religiosa e politica della Media Italia tra il IV e il I secolo a.C. La città, fondata come colonia latina nel 263 a.C., fu teatro della Guerra Sociale (91-87 a.C.), quel conflitto dimenticato in cui gli alleati italici si ribellarono a Roma per ottenere la cittadinanza: Aesernia fu una delle prime città a essere assediata, e le sue monete coniate in quegli anni — visibili nel museo — portano la scritta ‘Italia’ in osco, primo atto simbolico di un’identità nazionale ante litteram. Chi visita Isernia dovrebbe dedicare almeno due ore al Museo Nazionale, chiedendo espressamente di vedere la sezione numismatica sannita: quelle monete minuscole raccontano una rivoluzione politica che Roma soffocò ma non cancellò del tutto. Il consiglio pratico: il museo è aperto dal martedì alla domenica, e il giovedì pomeriggio l’ingresso è gratuito per i residenti in Molise. Isernia non è una città che si consegna facilmente: bisogna scavarla, come si scava la terra del Molise, per trovare quello che vale davvero.
Foto di Rumeysa Sürücüoğlu su Pexels
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