Miguel de Cervantes, il soldato ferito a Lepanto che inventò il romanzo moderno

Chiudiamo con questo capitolo il nostro viaggio nel Rinascimento letterario fuori d’Italia, tornando per l’ultima volta in Spagna. Miguel de Cervantes eredita tutti i generi che abbiamo incontrato in questi capitoli e li trasforma in qualcosa di completamente nuovo.

Un soldato ferito, un prigioniero ad Algeri

Miguel de Cervantes (1547-1616) condivide con Garcilaso de la Vega il destino del letterato-soldato tipico del Rinascimento iberico: combatte nella battaglia navale di Lepanto del 1571, dove riporta una ferita alla mano sinistra che lo accompagnerà per sempre (da cui il soprannome “il Manco di Lepanto”), per poi essere catturato dai corsari barbareschi e trascorrere cinque anni di prigionia ad Algeri — un’esperienza che tornerà più volte, trasfigurata, nella sua narrativa. A differenza di Garcilaso o di Thomas More, non riceve una formazione umanistica sistematica nelle grandi università, ma assorbe la cultura classica e italiana in modo più autodidattico, anche attraverso viaggi in Italia al seguito di un cardinale.

Un romanzo pastorale, come da manuale

Il suo primo romanzo, La Galatea, si colloca esplicitamente nel solco del romanzo pastorale inaugurato da Jacopo Sannazaro e già assimilato dalla poesia spagnola attraverso le Egloghe di Garcilaso: pastori idealizzati discutono di amore in un’Arcadia convenzionale, in prosa alternata a versi, uno schema che Cervantes tratterà poi, negli anni della maturità, con crescente distacco ironico.

“Il primo a scrivere novelle in castigliano”

Con le Novelas ejemplares Cervantes si misura con il genere della novella breve inventato da Boccaccio nel Decameron e ripreso dalla novellistica italiana cinquecentesca: rivendica nel prologo di essere il primo a farlo in spagnolo, nello stesso spirito con cui la Pléiade aveva voluto innalzare il francese.

Un cavaliere che ha letto troppo

Il bersaglio polemico del Don Chisciotte è il romanzo cavalleresco di enorme successo popolare, come l’Orlando furioso di Ariosto, di cui Cervantes è lettore attento: il protagonista, ammalatosi di troppe letture, lo prende alla lettera fino a perdere il contatto con la realtà, e la parodia cavalleresca diventa il punto di partenza per una riflessione sulla natura stessa della finzione letteraria.

Un romanzo che sa di essere un romanzo

Nella seconda parte del libro, pubblicata nel 1615, i personaggi sanno di essere diventati protagonisti di un’opera famosa e discutono persino di un falso seguito apocrifo pubblicato da un altro autore: un gioco di specchi che nessun testo rinascimentale precedente aveva osato spingere così lontano, e che segna la nascita del romanzo moderno. Con Cervantes si chiude idealmente l’arco che abbiamo percorso attraverso il Rinascimento letterario fuori d’Italia — da Rabelais alla Pléiade, da More a Garcilaso — fino a questa sintesi che trascende l’eredità rinascimentale e apre a un’epoca successiva.


Questo articolo è una sintesi divulgativa. Per l’analisi completa — i generi rinascimentali che confluiscono nel Don Chisciotte e la sua autoconsapevolezza narrativa — puoi scaricare il documento integrale.


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