A Roma, vicino all’incrocio delle Quattro Fontane, c’è una chiesa così piccola che, secondo la tradizione, ci starebbe dentro uno solo dei quattro giganteschi pilastri che reggono la cupola di San Pietro. Eppure San Carlo alle Quattro Fontane — “San Carlino”, come la chiamano i romani — è considerata una delle opere più importanti di tutto il Barocco europeo. Non esiste, al suo interno, un solo tratto di parete dritto: tutto, dalla pianta alla facciata, è una sequenza di curve e controcurve che si rincorrono senza soluzione di continuità, generate dalla sovrapposizione geometrica di due triangoli equilateri. A progettarla, fra il 1638 e il 1667, è Francesco Borromini, e il fatto che un capolavoro assoluto nasca su un lotto minuscolo, con pochi soldi a disposizione, dice più di qualunque reggia su cosa sia davvero il Barocco: non la ricchezza dei materiali, ma l’invenzione dello spazio.
Un secolo di crisi che produce uno dei suoi massimi splendori
Il paradosso è che tutto questo succede in uno dei secoli più difficili della storia italiana. Il Seicento è segnato da epidemie di peste ricorrenti, crisi demografiche, il tramonto delle grandi potenze commerciali che per due secoli avevano fatto da motore economico alla penisola. L’Italia perde il ruolo guida che aveva avuto nel Quattrocento e Cinquecento — ma proprio a Roma, concentrata ormai quasi per intero nelle mani della Chiesa, l’architettura vive una delle stagioni più inventive della sua storia, sostenuta da una committenza papale e cardinalizia che, diversamente dalle fortune mercantili in declino, dispone ancora di risorse enormi.
Dietro quelle risorse c’è anche una strategia precisa: dopo il Concilio di Trento, la Chiesa cattolica, in piena competizione con la Riforma protestante, affida all’arte un compito esplicitamente persuasivo. Le chiese barocche non devono più dimostrare, con la chiarezza proporzionale del Rinascimento, che l’universo è ordinato e misurabile: devono emozionare, sedurre, coinvolgere il fedele attraverso i sensi — luce drammatica, spazio in movimento, un apparato decorativo che fonde pittura, scultura e architettura in un’unica esperienza immersiva.
Bernini e Borromini, due modi di muovere lo spazio
Al centro di questa stagione ci sono due uomini che la storia racconta spesso come rivali, e che in effetti si detestavano cordialmente: Gian Lorenzo Bernini e lo stesso Francesco Borromini. Bernini, scultore prima ancora che architetto, porta in architettura la stessa capacità di mettere in scena un’emozione che aveva già dimostrato nel marmo. Il suo gesto più colossale è il colonnato di Piazza San Pietro, pensato — lo scrive lui stesso — come “le braccia materne della Chiesa” che accolgono i fedeli in arrivo: due bracci semiellittici di colonne che trasformano l’intero spazio davanti alla basilica in un unico, enorme abbraccio architettonico. All’interno della basilica realizza anche il Baldacchino in bronzo sopra la tomba di San Pietro, con le sue colonne tortili alte oltre ventinove metri.
Borromini lavora in modo opposto: non la monumentalità accessibile e immediata, ma un’invenzione geometrica quasi ossessiva, fatta di ellissi, triangoli e cerchi tangenti tradotti in piante di complessità vertiginosa. Oltre a San Carlino, il suo capolavoro è Sant’Ivo alla Sapienza, la chiesa dell’antica università di Roma, con una pianta a stella esagonale e una cupola coronata da una lanterna a spirale che si avvita verso il cielo — uno dei profili più riconoscibili di tutta Roma. Dove Bernini cerca l’effetto immediato, Borromini costruisce spazi che vanno letti lentamente, quasi decifrati.
Una scenografia che arriva fino alle capitali d’Europa
Il linguaggio inventato a Roma non resta confinato alla città: diventa, nel giro di pochi decenni, il vocabolario del potere assoluto in tutta Europa. A Parigi, Luigi XIV trasforma Versailles in un manifesto architettonico della monarchia: reggia, giardini geometrici organizzati su un asse prospettico lungo chilometri, canali e boschetti, tutto calcolato per convergere verso la camera del Re Sole. Il modello si replica quasi identico a Nymphenburg in Baviera, a Schönbrunn a Vienna, alla Granja in Spagna, voluta esplicitamente in nostalgia di Versailles da un re borbonico cresciuto alla corte francese.
In Spagna, parallelamente, il Barocco assume una declinazione tutta sua, nota come stile Churrigueresco: un’ornamentazione scultorea fittissima che ricopre facciate e altari fino a far quasi scomparire la struttura architettonica sottostante. Mentre nel Mezzogiorno d’Italia, a Lecce, una pietra calcarea locale — tenera all’estrazione, che indurisce poi all’aria — permette un repertorio decorativo di ricchezza quasi tessile, il cosiddetto barocco leccese.
Londra, la città che dovette ricominciare da zero
C’è però un capitolo del Seicento che non parte da una scelta, ma da una catastrofe. Nel settembre 1666 un incendio scoppiato in una panetteria di Pudding Lane distrugge in quattro giorni gran parte della Londra medievale: oltre tredicimila case, ottantasette chiese, la vecchia cattedrale di St Paul’s. L’anno dopo il parlamento inglese approva l’Act for Rebuilding the City, che impone per la prima volta regole edilizie vincolanti su scala urbana: mattoni e pietra al posto del legno, larghezze minime per le strade. I progetti più ambiziosi di ricostruzione su grandi assi geometrici — incluso uno dello stesso Christopher Wren, ispirato all’urbanistica barocca continentale — vengono in gran parte scartati per ragioni pratiche, ma Wren ottiene comunque l’incarico di ricostruire oltre cinquanta chiese parrocchiali e la nuova cattedrale di St Paul’s, con una cupola a tripla calotta che aggiorna per l’Inghilterra protestante la lezione tecnica di Roma.
Questo articolo introduce in forma divulgativa la Sezione 9 del nostro percorso “Storia dell’Architettura”, dedicata all’età barocca. Per la trattazione completa — con l’analisi dettagliata di San Carlo alle Quattro Fontane, i profili di Bernini, Borromini e Guarino Guarini, gli interventi urbanistici a Roma, Parigi e Londra, e l’approfondimento sulle tecniche di rivestimento barocche — è disponibile il documento “Sezione 9 — L’età barocca” (versione .docx): scarica il documento di approfondimento.


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