C’è un momento, la sera, in cui Lucca smette di essere una città e diventa una partitura. Accade quando le luci radenti lambiscono i mattoni rossi della casa al numero 30 di Corte San Lorenzo — oggi Via di Poggio — e si capisce che da questa stanza stretta e alta, nell’autunno del 1858, mosse i primi passi uno dei compositori più amati della storia umana: Giacomo Puccini. La casa natale, trasformata in museo nel 1979 e custodita dalla Fondazione omonima, non è un sacrario polveroso ma un organismo vivo, capace ancora di respirare l’aria densa di resina di violino e cera di candela che il giovane Giacomo dovette assorbire poro per poro prima di diventare l’autore di Tosca, di Madama Butterfly, di Turandot. Il museo conserva il pianoforte Förster su cui Puccini compose gli ultimi atti di Bohème, lettere autografe dai tratti nervosi e irregolari, bozzetti di costume che sembrano disegni di sogni più che di teatri. Ma la vera rivelazione è il contesto urbano che li accoglie. Lucca non è solo la città dove Puccini nacque: è la città che lo formò nel profondo, attraverso la cattedrale di San Martino — dove suonò l’organo adolescente dal 1875, sostituendo il padre Michele morto prematuramente — e attraverso i palazzi nobiliari che frequentò da musicista di chiesa prima ancora di essere compositore d’opera. La facciata del Duomo, con le sue colonne sovrapposte e i marmi intarsiati, è ancora oggi la quinta scenografica più pucciniana che si possa immaginare: melodica nell’architettura, drammatica nelle proporzioni, barocca nel sentimento pur nella sua essenza medievale. Chi vuole seguire le orme del maestro deve iniziare proprio da Corte San Lorenzo di mattina presto, quando i turisti sono ancora assenti e il quartiere parla ancora lucchese antico, poi salire alle mura rinascimentali percorrendole in bicicletta come faceva Puccini stesso nei suoi ritorni in città, fino ad affacciarsi sul panorama dei tetti dove il maestro immaginava, secondo i resoconti dei contemporanei, le sue melodie più tormentate. Ogni anno, dal 1930, il Festival Pucciniano di Torre del Lago riporta la voce del lago di Massaciuccoli fin dentro le pietre della città natale: ma è qui, tra queste strade silenziose, che la musica cominciò davvero. Lucca non custodisce soltanto le mura: custodisce il silenzio preciso da cui nacque il suono più famoso del Novecento.
Foto di Mayumi Maciel su Pexels
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