Il pittore che inventò la parola “Rinascimento”

Dopo Pietro Bembo e la codificazione della lingua, incontriamo ora una figura che compie un’operazione simile per le arti figurative: Giorgio Vasari, pittore e architetto che nel 1550 pubblica un libro destinato a fondare la storia dell’arte e a consegnarci l’idea stessa di Rinascimento.

Un artista al servizio dei Medici

Giorgio Vasari (1511-1574), nato ad Arezzo, si forma a Firenze e diventa uno degli artisti di maggiore successo e versatilità del proprio tempo: pittore degli affreschi del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, architetto della Galleria degli Uffizi voluta da Cosimo I de’ Medici. Incarna il modello dell’artista-cortigiano al servizio di un potere politico centralizzato, in un momento in cui Firenze ha ormai perso la propria libertà repubblicana.

La prima scuola d’arte d’Europa

Nel 1563 Vasari promuove, con l’appoggio dello stesso Cosimo I, la fondazione dell’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze, la prima istituzione europea dedicata all’insegnamento sistematico delle arti figurative: un passaggio che eleva lo status dell’artista, fino ad allora membro di una corporazione artigiana, al rango di professionista intellettuale, al pari del letterato o del giurista.

Un libro senza precedenti

Nel 1550 Vasari pubblica Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, una raccolta di biografie critiche degli artisti italiani da Cimabue ai suoi contemporanei: nessuna opera precedente aveva raccontato in modo sistematico e cronologico l’intera evoluzione delle arti figurative italiane, facendo di questo libro il primo vero trattato di storia dell’arte della cultura occidentale.

La parola “rinascita”

È Vasari, nella prefazione all’opera, a introdurre il concetto di “rinascita” delle arti dopo la lunga decadenza della “maniera greca” bizantina e gotica medievale: uno schema in tre età — infanzia con Cimabue e Giotto, giovinezza con Masaccio e Donatello, piena maturità con Leonardo, Raffaello e soprattutto Michelangelo — che diventerà il modello attraverso cui per secoli si guarderà al periodo che oggi chiamiamo, non a caso, Rinascimento.

Michelangelo come vertice assoluto

Per Vasari la storia dell’arte raggiunge il proprio apice insuperabile in Michelangelo, a cui dedica le pagine più appassionate dell’opera, descrivendolo quasi come un dono divino mandato a perfezionare ogni arte: un giudizio che orienterà in modo determinante la ricezione critica del maestro per i secoli successivi. Le Vite riflettono però anche la prospettiva campanilistica del loro autore, con la scuola fiorentina e il disegno al centro della narrazione e la pittura veneziana, fondata sul colore, trattata in modo più defilato — uno squilibrio che la storiografia successiva si incaricherà di correggere.


Questo articolo è una sintesi divulgativa. Per l’analisi completa — il metodo biografico di Vasari e i limiti della sua prospettiva fiorentino-centrica — puoi scaricare il documento integrale.


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