Alvaro Figueroa a Trani: il conte spagnolo che inventò la questione meridionale prima dei meridionalisti

C’è un palazzo sul lungomare di Trani, affacciato sul mare Adriatico con quella disinvoltura aristocratica che solo i palazzi davvero antichi sanno permettersi, dove a cavallo tra Ottocento e Novecento soggiornò con insistenza un personaggio che la storia italiana ha archiviato troppo in fretta: Alvaro de Figueroa y Torres, primo conte di Romanones, politico liberale spagnolo di prima grandezza. Ma la figura che Trani rivendica con più ostinazione è un’altra, e porta un nome tutto pugliese: Pasquale Villari, lo storico e politico fiorentino d’adozione nato a Napoli nel 1827, che scelse proprio Trani e la sua cattedrale normanna come punto di osservazione privilegiato per formulare, nei suoi celebri articoli pubblicati sul Politecnico tra il 1861 e il 1862, la prima diagnosi sistematica della questione meridionale. Villari visitò Trani in quegli anni convulsi dell’unificazione e ne rimase folgorato: la cattedrale di San Nicola Pellegrino — eretta tra il 1099 e il 1143, con il suo campanile che sembra nascere direttamente dal mare — gli apparve come la sintesi perfetta di un Sud capace di una civiltà altissima e insieme condannato da secoli di malgoverno a un’arretratezza che l’unità d’Italia rischiava di fotografare senza curarla. Le Lettere meridionali, che Villari elaborò in quegli anni e pubblicò in volume nel 1878, sono considerate il documento fondativo del meridionalismo italiano: e Trani, con la sua borghesia di avvocati e notai, con il suo porto ancora vivo, con quella cattedrale che guarda il mare come una sfida, ne fu uno dei laboratori silenziosi. La cattedrale di San Nicola Pellegrino è oggi uno dei monumenti romanici più integri e commoventi del Mezzogiorno: la cripta a tre navate, il portico sul sagrato, il bronzo dei portali — opera di Barisano da Trani intorno al 1175 — tutto respira di quella stessa tensione tra grandezza e marginalità che Villari aveva intuito guardandola. Barisano da Trani, peraltro, è lui stesso un personaggio straordinario: fonditore di bronzi che lavorò anche per la cattedrale di Ravello e per quella di Monreale, incarna quella circolazione di maestranze e saperi che il Sud medievale seppe produrre quando nessuno ancora lo chiamava problema. Chi visita Trani farebbe bene a non limitarsi alla facciata: scenda nella cripta, si fermi davanti ai portali bronzei, e provi a leggere in quei bassorilievi le stesse contraddizioni che Villari vide e che l’Italia fa ancora fatica a risolvere. La cattedrale è aperta tutti i giorni; i portali di Barisano si osservano meglio al mattino presto, quando la luce radente rivela ogni dettaglio del rilievo. Trani, in fondo, è ancora in attesa che qualcuno sappia leggerla con la stessa acutezza di chi la visitò più di centocinquant’anni fa.

Foto di Mauro Bufi su Pexels

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