Dopo aver attraversato la Manica con Shakespeare, proseguiamo il nostro arco sui classici europei del Seicento spostandoci in Francia, dove si va costruendo, con un metodo assai più sistematico rispetto al teatro inglese, quello che diventerà il classicismo teatrale francese. Pierre Corneille (1606-1684) ne è il padre fondatore, e la sua opera più celebre, Le Cid (1637), ne segna insieme la nascita e il primo, clamoroso scandalo.
Richelieu, l’Académie e le regole del teatro
Il teatro francese del primo Seicento si sviluppa sotto il patrocinio diretto del potere politico: il cardinale Richelieu, primo ministro di Luigi XIII, fonda nel 1635 l’Académie française, incaricata di codificare la lingua e, di riflesso, le regole della produzione letteraria. Sulla scorta di una rilettura rigidissima della Poetica di Aristotele, i teorici francesi elaborano la dottrina delle tre unità — di luogo, di tempo e di azione — insieme ai principi di verosimiglianza e di convenienza morale: un sistema di vincoli che Corneille osserverà e insieme metterà sotto pressione.
La trama e l’eroe cornelliano
Le Cid, tragicommedia ambientata nella Spagna medievale, racconta l’amore fra Rodrigue e Chimène, spezzato da un duello d’onore: il padre di Rodrigue viene oltraggiato dal padre di Chimène, e Rodrigue è costretto dall’onore familiare a sfidarlo e ucciderlo, ponendo Chimène nella condizione straziante di dover chiedere giustizia contro l’uomo che ama. Nasce qui l’eroe tipicamente cornelliano: dilaniato fra dovere e passione, sceglie sempre il dovere — e proprio in questa scelta trova la propria grandezza.
La querelle du Cid (1637)
Il successo clamoroso presso il pubblico si scontra con un acceso dibattito critico, la “querelle du Cid”: gli avversari di Corneille, di fatto capeggiati dallo stesso Richelieu attraverso l’Académie appena fondata, accusano l’opera di violare le unità e soprattutto la convenienza morale, poiché Chimène finisce per sposare l’uomo che ha ucciso suo padre. L’Académie pubblica nel 1638 un giudizio severo che costringe Corneille a un lungo silenzio e a una correzione della propria pratica drammaturgica.
Horace, Cinna, Polyeucte: la maturità
Negli anni successivi Corneille risponde producendo tragedie più conformi alle regole ma fedeli alla propria cifra tematica: Horace (1640), Cinna (1641) e Polyeucte (1643) affrontano il conflitto fra patriottismo e legami familiari, il perdono politico come grandezza sovrana, e il martirio cristiano come eroismo della volontà, confermando Corneille come il poeta per eccellenza dell’eroismo capace di dominare la passione.
L’eroe della volontà
A differenza della tragedia shakespeariana, dominata da eroi travolti dalle proprie passioni, l’eroe cornelliano si definisce per la capacità di dominare la passione attraverso la ragione, in un esercizio quasi stoico che riflette gli ideali aristocratici dell’onore nobiliare nella Francia di Luigi XIII: una concezione che influenzerà profondamente il teatro classico francese successivo, incluso, per differenza, quello di Racine.
Questo articolo è una sintesi divulgativa. Per l’analisi completa — la querelle du Cid e la tetralogia della maturità cornelliana — puoi scaricare il documento integrale docx.


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