C’è un luogo a Bologna che pochissimi turisti cercano e che quasi nessuna guida descrive con la cura che merita: la biblioteca del Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, erede diretta di quella straordinaria raccolta che Padre Giovanni Battista Martini, frate francescano del convento di San Francesco, costruì pazientemente per oltre cinquant’anni nel cuore del Settecento. Siamo di fronte a uno dei più grandi musicologi della storia europea, un uomo che non cercò la fama dei palcoscenici ma qualcosa di più ambizioso: conservare, catalogare e comprendere l’intera tradizione musicale dell’Occidente. Padre Martini nacque a Bologna nel 1706 e non la lasciò quasi mai. Eppure l’Europa intera venne da lui. Mozart, quattordicenne, si fermò a Bologna nel 1770 durante il suo Grand Tour italiano e trascorse settimane di studio sotto la guida di quel frate basso e silenzioso che aveva letto tutto, ascoltato tutto, copiato tutto. Fu Martini a prepararlo per l’esame di ammissione all’Accademia Filarmonica di Bologna, istituzione fondata nel 1666 e ancora oggi attiva, una delle più antiche del mondo. Il giovane Wolfgang superò la prova. Il vecchio maestro aveva fatto il suo lavoro. Ma il vero capolavoro di Padre Martini non fu nessun allievo: fu la sua biblioteca. Oltre diciassette mila volumi di teoria musicale, partiture, trattati, lettere. Una collezione che nessun sovrano europeo possedeva in forma altrettanto sistematica e che oggi, confluita nella Biblioteca della Musica di Palazzo Sanguinetti in Strada Maggiore, rappresenta una delle fonti primarie più importanti per la musicologia mondiale. La città che ha nei portici il suo simbolo fisico aveva in Martini il suo portale intellettuale verso il passato musicale: un uomo che capiva che la musica muore se non viene tenuta viva dalla memoria. Visitare oggi il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica significa entrare in un tempo sospeso. Le sale di Palazzo Sanguinetti ospitano strumenti antichi, ritratti, documenti, e conservano quella sensazione rara di un luogo dove il sapere è stato accumulato con vera passione, non per ostentazione. Si può accedere al museo in Strada Maggiore 34, aperto dal martedì alla domenica: vale la pena fermarsi almeno un’ora, possibilmente in silenzio, come avrebbe voluto Padre Martini. Bologna non è solo la Dotta. È la città che insegnò all’Europa come si ascolta la storia.
Foto di Julia Krasnoperova su Pexels
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