Michael Pacher a Bolzano: l’altare che insegnò all’Europa come il cielo potesse avere spigoli gotici

C’è un momento, entrando nella chiesa parrocchiale di Gries — oggi inglobata nel tessuto urbano di Bolzano, nel quartiere che ancora porta quel nome antico — in cui il tempo smette di comportarsi normalmente. L’altare ligneo di Michael Pacher, completato intorno al 1471-1475 e considerato uno dei capolavori della scultura tardogotica nell’arco alpino, non si guarda: si subisce. Le ante dipinte si aprono come un libro che qualcuno ha aspettato secoli di leggere, e dentro c’è un universo che nessuna categoria artistica riesce a contenere interamente. Pacher — nato a Bruneck, cresciuto tra le valli ladine, formatosi in un territorio di confine assoluto tra mondo germanico e mondo italiano — porta in questo altare tutta la tensione di chi vive su una soglia. È pittore e scultore insieme, caso rarissimo nel Quattrocento, e la sua bottega a Bruneck era una delle più attive e richieste dell’intero Tirolo. A Gries realizza qualcosa di straordinario: figure scolpite che sembrano voler uscire dalla loro nicchia dorata, pannelli dipinti in cui la prospettiva tradisce una conoscenza profonda di Mantegna e della pittura veneta, eppure tutto filtrato attraverso una sensibilità nordica che trasforma la luce in qualcosa di tagliente, quasi metallico. La Madonna centrale, incoronata e affiancata dai santi, ha una presenza fisica che sconcerta: non è l’icona piatta del Medioevo, non è ancora la grazia morbida del Rinascimento italiano. È qualcosa di terzo, qualcosa che appartiene solo alle montagne e ai loro artisti. Pacher conosceva Padova — probabilmente vi aveva soggiornato — e conosceva i Dolomiti come si conosce la propria lingua madre. Questo altare è il punto in cui le due culture si guardano negli occhi senza che nessuna delle due ceda. Bolzano è il luogo naturale per comprendere questo equilibrio impossibile: città di mercato medievale, porta tra mondi, ancora oggi sospesa tra due anime linguistiche e culturali. Visitare la chiesa di Gries significa uscire dalle rotte turistiche più battute del centro — il portici di via dei Portici, il mercato ortofrutticolo — e addentrarsi in un quartiere che conserva ancora una propria quiete. L’altare è visitabile durante gli orari delle funzioni e in alcune aperture pomeridiane; è consigliabile contattare la parrocchia in anticipo per una visita in orari tranquilli. Portate con voi un binocolo leggero: i dettagli delle sculture dorate ricompensano ogni pazienza. Michael Pacher non ha firmato questo altare con un nome scritto, ma con qualcosa di più duraturo — la certezza che la bellezza, quando nasce sul confine, non appartiene a nessuno e quindi appartiene a tutti.

Foto di Magda Ehlers su Pexels

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