La bruttezza necessaria: Rosario Assunto e il paesaggio come categoria morale

C’è un paradosso sepolto al cuore dell’estetica italiana del Novecento: il pensatore che più si è avvicinato a formulare una filosofia del bello come impegno civile non è un nome che circola nelle conversazioni da salotto. Rosario Assunto, filosofo siciliano nato a Palermo nel 1915, ha dedicato l’intera sua opera a una tesi scomoda e oggi più urgente che mai — il paesaggio non è uno sfondo, è una forma di pensiero.

Nel suo saggio fondamentale ‘Il paesaggio e l’estetica’ (1973), Assunto costruisce un edificio teorico che sovverte la tradizione kantiana del giudizio di gusto: la bellezza non abita nell’occhio di chi guarda, ma nella relazione di responsabilità che un popolo intrattiene con il proprio territorio. Un paesaggio degradato non è soltanto un fallimento estetico — è la firma visibile di una comunità che ha rinunciato a se stessa. Questa intuizione, formulata nel pieno del boom edilizio italiano e delle prime devastazioni costiere, suona oggi come una profezia rimasta inascoltata.

Assunto riprende e trasforma la lezione di Hegel: il bello naturale non è inferiore al bello artistico, come il sistema hegeliano aveva sentenziato, ma è la sua condizione di possibilità. Prima ancora che l’uomo costruisca forme, il paesaggio gli insegna a distinguere, a misurare, a desiderare. La coltura del terreno e la cultura della mente condividono in italiano non solo l’etimologia, ma la stessa grammatica profonda.

Ciò che rende Assunto straordinariamente attuale è il modo in cui la sua estetica diventa etica senza perdere rigore speculativo. Scriveva che ‘abitare poeticamente’ — la formula hölderliniana tanto citata quanto svuotata — significa anzitutto non devastare. Ogni bruttura inflitta al paesaggio è una violenza all’immaginazione collettiva, una riduzione della capacità umana di concepire il mondo come degno di cura.

Eppure Assunto rimane un filosofo quasi clandestino nella cultura italiana contemporanea. Le sue opere sono fuori catalogo, i suoi concetti raramente entrano nel dibattito pubblico sull’urbanistica o sulla tutela ambientale, laddove potrebbero offrire una fondazione teorica solida a discorsi che spesso si fermano alla superficie della cronaca.

In un’epoca in cui le città italiane inseguono grandi firme architettoniche per rilanciare la propria immagine, e in cui il paesaggio rurale soccombe metro dopo metro alla logistica e alla speculazione, rileggere Assunto è un atto quasi rivoluzionario. La bellezza, per lui, non era ornamento — era il nome che una civiltà dà alla propria volontà di sopravvivere.

#Estetica #Bellezza #Filosofia #ViviGreenArt #RosarioAssunto #Paesaggio #FilosofiaItaliana #EsteticaDelPaesaggio #PatrimonioNaturale #CulturaItaliana

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *