Giambattista Tiepolo a Udine: il cielo dipinto che inventò il Settecento europeo

C’è un momento preciso in cui la pittura europea cambia passo, e quel momento ha un indirizzo: Palazzo Arcivescovile di Udine, piano nobile, Galleria degli Ospiti. Siamo tra il 1726 e il 1728. Giambattista Tiepolo ha poco più di trent’anni, è già stimato a Venezia ma non ancora il gigante che diventerà, e qui, in questa città di provincia friulana che sa essere capitale di se stessa, compie qualcosa di irreversibile: porta il cielo dentro le stanze. Gli affreschi del palazzo arcivescovile — commissionati dal patriarca Dionisio Dolfin — non sono semplicemente decorazione. Sono una rivoluzione cromatica e spaziale che ridefinisce come la luce possa abitare un soffitto, come il blu cobalto e il bianco luminoso possano sostituire il peso scuro del barocco romano. La scena di Rachele che nasconde gli idoli, nel salone del trono, è già Tiepolo maturo: corpi che volano senza sforzo apparente, architetture dipinte che prolungano lo spazio reale fino all’infinito, un’ironia sottile nel gesto della giovane donna furba che inganna il padre. Non c’è dramma cupo, c’è intelligenza visiva. Udine capisce Tiepolo prima di Venezia, e in questo risiede uno dei paradossi più belli della storia dell’arte italiana. Il giovane pittore torna più volte in città: nella Cappella del Sacramento del Duomo, nella chiesa di Santa Maria della Purità, e soprattutto nel Palazzo Patriarcale, dove lavora in più riprese lasciando un ciclo coerente che racconta l’Antico Testamento come se fosse un teatro di eleganza e meraviglia. Sono opere che i Würzburg, i Madrid, i grandi cantieri europei del decennio successivo renderanno celebri in tutto il continente — ma la scuola era già qui, tra il Tagliamento e le Alpi. I Musei Civici di Udine, ospitati nel Castello che sovrasta la città dal colle omonimo, conservano oggi diverse opere del pittore e dei suoi collaboratori, tra cui il figlio Giandomenico, che seguirà il padre nelle imprese più ambiziose. Passeggiare per Udine con Tiepolo in mente significa guardare in su: non solo i soffitti dei palazzi, ma i portici di Piazza della Libertà, la loggia del Lionello, la città stessa come scenografia costruita per ricevere una luce che nessun altro sapeva usare come lui. Chi vuole incontrare davvero Tiepolo venga al Palazzo Arcivescovile in via Treppo: l’ingresso è possibile su prenotazione, e vale ogni attesa. Portate con voi la pazienza di alzare lo sguardo. Udine è la città dove il Settecento europeo ha imparato a non avere paura dell’azzurro.

Foto di Marek Jóźwik su Pexels

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