Francesco Morlacchi a Perugia: il genio dimenticato che conquistò Dresda prima ancora di lasciare l’Umbria

C’è un nome che Perugia ha quasi dimenticato, eppure per quarant’anni rappresentò il vertice della musica operistica europea: Francesco Morlacchi, nato in questa città il 14 giugno 1784, allievo di Padre Martini a Bologna e di Zingarelli a Loreto, divenuto Kapellmeister della corte reale di Sassonia a Dresda nel 1810, a soli ventisei anni. La sua storia è quella di un talento straordinario cresciuto nell’humus musicale perugino, una tradizione che affonda le radici nel Seicento e che trovò nel Conservatorio di Perugia — oggi Istituto Superiore di Studi Musicali Francesco Morlacchi, intitolato proprio a lui — il proprio punto di sintesi tra scuola italiana e vocazione europea. Morlacchi arrivò a Dresda quando la corte sassone era tra le più raffinate d’Europa, e lì costruì un impero musicale: diresse la Hofoper per oltre tre decenni, compose più di venti opere, da Tebaldo ed Isolina (1822) a Il barbiere di Siviglia (1816), anticipando Rossini nell’omonimo soggetto e scatenando una delle polemiche più accese dell’Ottocento musicale. La sua rivalità con Carl Maria von Weber — che dirigeva parallelamente l’opera tedesca a Dresda — è rimasta celebre negli annali della musicologia: due mondi, quello dell’opera italiana e quello del nascente romanticismo tedesco, che si scontravano ogni sera sullo stesso palcoscenico. Eppure Morlacchi non dimenticò mai Perugia: vi tornava ogni estate, vi lasciò lasciti testamentari, vi morì nel 1841 durante uno di quei ritorni. La città che porta il suo nome nell’istituzione musicale più importante della regione è anche la città che custodisce le sue carte nell’Archivio di Stato, le sue partiture nella biblioteca del conservatorio, il suo ricordo in una via del centro storico. Il Conservatorio Morlacchi, fondato nel 1788 come Accademia di Musica, oggi offre corsi di altissimo livello in un palazzo storico nel cuore medievale della città: chi visita Perugia e vuole capire la sua anima musicale profonda dovrebbe fermarsi almeno un pomeriggio ad ascoltare uno dei concerti aperti al pubblico che l’istituto organizza nella sua sala storica, spesso gratuiti e di qualità sorprendente. Morlacchi non è Verdi, non è Rossini — e forse proprio per questo la sua storia vale ancora di più: è la storia di un uomo che conquistò l’Europa senza mai smettere di essere perugino, e che oggi ci chiede, semplicemente, di essere ricordato.

Foto di Vadym Alyekseyenko su Pexels

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