C’è un angolo di Como che il turista frettoloso attraversa senza capire, preso com’è dalla frenesia del lungolago e dallo scintillio delle ville. Eppure il quartiere di Borgonovo, disteso nell’entroterra della città tra via Borgo Vico e le sponde meridionali del Lario, racconta una storia che poche città italiane possono vantare con altrettanta coerenza: quella di una vocazione industriale nata dalla seta e mai davvero tramontata. Como è, dal Cinquecento, la capitale europea della seta. Non è una metafora pubblicitaria, ma un dato che la storia certifica con precisione: già nel 1510 le prime manifatture seriche erano attive in città, e nel XIX secolo il distretto comasino produceva oltre il sessanta per cento della seta lavorata in Italia. Borgonovo ne fu il cuore pulsante e operaio, quello che i libri di storia del design industriale tendono a dimenticare per inseguire le ville del Settecento. Le vie del quartiere — via Coloniola, via dei Mille, i vicoli che scivolano verso il Cosia — conservano ancora la memoria materiale di quell’epopea. Gli opifici di fine Ottocento, molti dei quali rivestiti da sobrie facciate liberty, dialogano con le case dei tessitori costruite per ospitare le maestranze immigrate dalla Val d’Intelvi e dalla Brianza. I telai jacquard — introdotti a Como intorno al 1820, qualche decennio dopo la loro invenzione lionese — trasformarono Borgonovo in un laboratorio di precisione artigianale e meccanica insieme, dove il disegno di moda e la manifattura si toccavano ogni mattina all’alba. Oggi il quartiere vive una doppia esistenza: da un lato alcune delle storiche seterie sopravvivono come atelier di haute couture, fornendo ancora Hermès, Armani e Chanel con tessuti lavorati con tecniche centenarie; dall’altro le corti interne si sono riempite di studi di designer tessili under quaranta, che reinterpretano i campionari storici con software di modellazione digitale. È una continuità rara, quasi commovente. Il Museo della Seta di Como, a pochi passi, ne documenta la memoria con torchi originali e campionari cromatici che sono veri capolavori di arte applicata: fondato nel 1990 ma con collezioni che risalgono al Settecento, è imprescindibile per chiunque voglia capire Borgonovo dall’interno. Consiglio pratico: visitate il quartiere di martedì o giovedì mattina, quando alcune seterie storiche aprono i propri archivi su prenotazione e si può assistere — se si è fortunati — alla dimostrazione di un telaio jacquard in funzione. Il profumo dell’ordito, il battito ritmico del pettine, il colore che emerge dal filo: è Como nella sua forma più autentica e meno fotografata. Perché la vera bellezza del Lario non è solo nei riflessi dell’acqua, ma nel silenzio industrioso di chi ha trasformato un baco in sogno.
Foto di Yana Oleksiuk su Pexels
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