C’è un luogo ad Assisi che i pellegrini attraversano spesso distrattamente, troppo attratti dalla magnificenza della Basilica di San Francesco per fermarsi davvero: è il Monastero di Santa Chiara, con annessa la Basilica costruita tra il 1257 e il 1265, che sorge sul colle meridionale della città dove un tempo si trovava la chiesa di San Giorgio — quella in cui il giovane Francesco aveva imparato a leggere e dove fu sepolto prima della traslazione nella grande basilica. È qui, in questo spazio di pietra rosa e silenzio, che si comprende la grandezza di Chiara d’Offreduccio, nata ad Assisi nel 1194 in una famiglia della piccola nobiltà umbra, e destinata a diventare la figura femminile più rivoluzionaria del Medioevo cristiano italiano. Chiara non fu semplicemente la discepola di Francesco: fu una legislatrice, una teologa, una donna che combatté per vent’anni con una tenacia straordinaria per ottenere dalla Santa Sede il riconoscimento della Regola della povertà assoluta per il suo Ordine. Nel 1253, pochi giorni prima di morire, ricevette la bolla papale di approvazione — il primo documento della storia della Chiesa redatto da una donna per un Ordine femminile. Il Monastero di San Damiano, dove Chiara visse dal 1212 fino alla morte nel 1253, conserva ancora oggi l’atmosfera austera e raccolta di quella scelta radicale: il refettorio dove le Povere Dame si riunivano, il giardino dove Francesco compose il Cantico delle Creature durante una grave malattia, il coro dove Chiara guidò la resistenza contro l’assalto dei saraceni al servizio di Federico II nel 1240. Nella Basilica di Santa Chiara in città si custodisce invece il Crocifisso di San Damiano, la croce parlante che nel 1205 avrebbe chiamato Francesco alla sua conversione — un oggetto che collega le due biografie come un filo d’oro invisibile. Il parlatorio del monastero originario conserva ancora la doppia grata di ferro attraverso cui Chiara conversava con il mondo esterno: un ferro che non separava, ma filtrava, distillava, rendeva più preziosa ogni parola. Visitare San Damiano al mattino presto, quando i gruppi di turisti non hanno ancora raggiunto i colli di Assisi, significa incontrare un silenzio che non è assenza ma pienezza — la stessa pienezza che Chiara cercò e trovò nella povertà volontaria. La frase incisa sulla sua tomba nella cripta della Basilica, ‘Clariorem claritate Claram’, è quasi un gioco di luce: Chiara, più chiara della luce stessa. E ad Assisi, all’alba, quando la pietra rosa s’accende sul colle e la pianura umbra si stende come un mantello ai piedi della città, si capisce che quella luce non si è mai spenta.
Foto di Simona Mates su Pexels
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