Archimede a Siracusa: il genio che fermò le navi romane con il fuoco del sole

C’è un momento preciso nella storia antica in cui la mente di un singolo uomo tenne in scacco la potenza militare di Roma. Era il 214 a.C. e le legioni del console Marco Claudio Marcello stringevano d’assedio Siracusa per terra e per mare. Quello che non avevano previsto era Archimede. Nato a Siracusa intorno al 287 a.C., figlio dell’astronomo Fidia e probabilmente parente del re Gerone II, Archimede aveva trasformato la sua città in un laboratorio a cielo aperto. Le macchine da guerra che progettò per difendere le mura — catapulte a tiro variabile, artigli capaci di sollevare le navi romane dall’acqua e capovolgerle, specchi ustori che secondo la tradizione concentravano i raggi del sole sulle vele nemiche incendiandole — tennero in scacco l’esercito più potente del Mediterraneo per quasi tre anni. Plutarco racconta che i soldati romani, vedendo comparire una qualsiasi fune o trave oltre le mura, fuggivano gridando che Archimede aveva inventato un’altra macchina contro di loro. Il luogo in cui tutto questo accadde è ancora leggibile nel paesaggio siracusano. Le mura dionigiane, che si estendono per circa 27 chilometri dal Tyche all’Epipoli fino al castello Eurialo, sono il perimetro entro cui Archimede visse, pensò e operò. Il Castello Eurialo, costruito da Dionisio il Vecchio nel V secolo a.C. e poi potenziato, è il punto difensivo estremo del sistema che Archimede conosceva metro per metro. Salire oggi al Castello Eurialo, nel quartiere Epipoli, significa camminare letteralmente sulle pietre che il genio siracusano percorse. Ma Archimede non era solo un ingegnere militare. Nel suo studio — immaginato dai posteri come un luogo di sabbia e diagrammi geometrici tracciati sul pavimento — elaborò il principio della leva, il metodo di esaustione precursore del calcolo integrale, il calcolo dell’area del cerchio, la misurazione del volume dei solidi curvilinei. Morì nel 212 a.C. quando Siracusa cadde: un soldato romano lo uccise mentre disegnava figure geometriche sulla sabbia, secondo Plutarco perché si rifiutò di interrompere un calcolo. Cicerone, da questore in Sicilia nel 75 a.C., cercò e trovò la tomba di Archimede abbandonata e coperta di rovi, con incisa la sfera inscritta nel cilindro — la sua scoperta preferita. Consiglio pratico: iniziate dal Castello Eurialo (Viale Epipoli, accessibile in auto o in bici dalla città), poi scendete al Parco Archeologico della Neapoli, dove il Teatro Greco e l’Orecchio di Dionisio restituiscono l’intera scala della città che Archimede difese. Il museo Paolo Orsi conserva reperti che parlano della Siracusa del suo tempo. Siracusa non ha eretto ad Archimede un monumento all’altezza del suo genio — forse perché il suo monumento più grande è la città stessa, ancora intera.

Foto di Explorando la provincia de Cádiz su Pexels

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