C’è una data che Lucca fatica ancora a riconoscere come propria: il 19 febbraio 1743, quando nella chiesa dei Santi Giovanni e Reparata viene battezzato Luigi Rodolfo Boccherini, figlio di un contrabbassista e destinato a diventare uno dei compositori più prolifici e originali del Settecento europeo. Eppure Lucca, che pure gli ha dedicato una statua e una piazza, sembra non aver mai del tutto metabolizzato la grandezza di questo figlio inquieto, che la lasciò presto e non tornò mai davvero. La storia di Boccherini è la storia di una città che formò un genio e poi lo perse — e la storia di quel genio che portò Lucca nel mondo senza che il mondo lo sapesse. Cresciuto nell’ambiente musicale della città, dove la tradizione polifonica era radicata da secoli e le istituzioni ecclesiastiche garantivano una formazione rigorosa, Luigi studiò violoncello con il padre e si perfezionò a Roma. A diciassette anni era già a Vienna, poi a Madrid, dove il re Carlo III lo nominò compositore di corte. Lì scrisse oltre 500 opere: quintetti per archi, sinfonie, quartetti, oratori. Il suo linguaggio — morbido, cantabile, pieno di quella dolcezza mediterranea che i musicologi hanno chiamato «stile Boccherini» — affascinò Haydn, influenzò Mozart, anticipò Schubert. Eppure morì a Madrid nel 1805, in povertà, quasi dimenticato. Il luogo che oggi custodisce meglio la sua memoria lucchese non è un museo, ma un’istituzione viva: l’Istituto Superiore di Studi Musicali «Luigi Boccherini», in piazza del Suffragio, nel cuore della città murata. Fondato nel 1838 come scuola musicale municipale — una delle prime in Italia dopo l’unità del sistema conservatoristico — è oggi un conservatorio a pieno titolo, riconosciuto dal Ministero dell’Università. Nelle sue aule si respira ancora quella tensione tra rigore formativo e sensibilità melodica che Boccherini incarnò meglio di chiunque altro. La biblioteca conserva partiture rare, documenti settecenteschi e una collezione organologica di strumenti antichi che merita una visita a sé. Chi vuole scoprire questa Lucca musicale meno frequentata dovrebbe partecipare ai concerti pubblici che l’Istituto organizza durante l’anno accademico — spesso gratuiti, quasi sempre di qualità sorprendente — oppure visitare la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata, dove tutto cominciò con un battesimo e una promessa che la città non riuscì a mantenere. Lucca è fatta di mura che proteggono, ma a volte proteggere non basta: i geni, come il suono, trovano sempre una via per uscire.
Foto di Mayumi Maciel su Pexels
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